LANFRANCO CARETTI.

Saggio critico su: LUDOVICO ARIOSTO.
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          FONDAZIONE "EZIO GALIANO" onlus.
       BIBLIOTECA TELEMATICA PER NON VEDENTI.
          "Regala un libro ad un cieco".
PROGETTO: ANTOLOGIA ELETTRONICA DELLA LETTERATURA ITALIANA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Cultura e arte dell'Ariosto.
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Tratto da:
Introduzione all'edizione dell'Orlando furioso e delle opere minori.
2 volumi, a cura di L. Caretti e C. Segre.
1954 Ricciardi Editore, Milano - Napoli.
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Vedi anche: Ariosto e Tasso, 1961 Einaudi Editore, Torino.
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La materia del Furioso preesiste quasi tutta intera all'invenzione ariostesca. La si pu trovare (e c' chi l'ha fatto con scrupolo encomiabile) negli scrittori classici e nei poemi e cantari cavallereschi del Medioevo e del Rinascimento sino al Boiardo, che  la fonte pi larga e immediata del poema. L'Ariosto stesso, del resto, amava far passare la sua opera come una semplice gionta a quella boiardesca.
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E certo quel suo adeguarsi apparentemente docile e remissivo, a un genere letterario gi sfruttato e quel suo derivare azioni e personaggi da un patrimonio poetico largamente conosciuto, possono in qualche modo giustificare il sospetto che l'Ariosto abbia veramente scelto il terreno su cui edificare il poema pensando pigramente a un successo rapido e alla facile conquista del pubblico della corte, al quale la materia cavalleresca era familiare e particolarmente grata.
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A pensarci meglio ci coglie per il dubbio che non si sia trattato semplicemente di inerzia o d calcolo utilitario, bens di una scelta compiuta per ragioni pi profonde e per fini artistici, allo scopo di assecondare, nel migliore dei modi consentiti, la realizzazione di quel complesso e vario mondo di affetti che il Poeta aveva maturato in s e che intendeva esprimere poeticamente nella sua pi assoluta integrit. Si pu, infatti, parlare di un incontro congeniale tra il Poeta e il poema cavalleresco, tra le sue esigenze di narrativa avventurosa e molteplice, cio di spazio illimitato, e la disponibilit inesauribile di intrecci, di scomposizioni e ricomposizioni sempre nuove della materia, che quel genere letterario gli offriva.
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S che una volta chiarito il carattere seriamente deliberato della scelta ariostesca, come opzione naturale per il luogo pi adatto e confacente allo spirito dinamico ed espansivo dell'opera nuova, sembra senza fondamento anche l'altra asserzione che l'Ariosto non abbia sentito la materia del proprio poema (le istituzioni cavalleresche) e che anzi l'abbia sottoposta all'assidua usura dell'ironia e della satira. Perch cos facendo, mi sembra che si tengano d'occhio soltanto i dati esterni del Furioso (appunto la materiale evidenza dei suoi oggetti), e non si voglia invece vedere la ricca, animosa e gagliarda vita che vi scorre dentro con pienezza inusitata.
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Dietro il mondo fittizio delle figure e degli intrecci tradizionali, ci che veramente costituisce la grandezza e l'originalit del Furioso sono l'energia attiva che gli d slancio e lo sorregge da cima a fondo, l'empito fiducioso che ne pervade ogni pagina e la illumina, la variet dei sentimenti che vi troviamo espressi e che sentiamo fortemente radicati nel cuore del Poeta.
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La ragione della perplessit di tanti lettori, di fronte al tono generale dell'opera, consiste forse nel fatto che tra le due vie che gli si aprivano davanti, quella di battere in breccia le vecchie impalcature della letteratura romanzesca e quella di rinnovarle dall'interno con arte abilmente dissimulata, fingendo di prestarsi al vecchio giuoco e in realt immettendo in quel consunto scenario le forme della nuova sensibilit rinascimentale, l'Ariosto ha scelto la seconda. Mancando cos visibilmente l'azione violenta di rottura, si  stati indotti a guardare ancora alla materia cavalleresca come al vero oggetto della poesia ariostesca.
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Onde poi l'impressione di ambiguit nel tono dell'opera e l'accusa al Poeta di indifferenza morale e di scetticismo. In verit occorre proprio capovolgere i termini della questione, giacch l'Ariosto ci appare del tutto estraneo ormai, per mentalit e condizione storica, allo spirito aggressivo e polemico del Pulci come a quello candido ed emozionale del Boiardo, per i quali  ancora consentito istituire un rapporto concreto di reazione o di adesione tra la loro poesia e le istituzioni cavalleresche.
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Le quali istituzioni, essendo ormai superate definitivamente dalla coscienza rinascimentale nelle ragioni storiche e spirituali su cui erano state originariamente edificate, si riducevano nelle mani dell'Ariosto a puri elementi di pi comoda mediazione letteraria.
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Anzich ad esse, perci, occorre soprattutto guardare allo straordinario margine di libert che l'Ariosto ha saputo conquistarsi entro i vecchi schemi.
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Perch ci che conta non  notare quanto l'antica materia appaia nell'Ariosto irrimediabilmente svuotata dei suoi tradizionali valori (quasi che ci dipendesse dall'azione corrosiva del Poeta e non gi dalle profonde trasformazioni operate dalla storia), ma piuttosto di quale e di quanta originale vita essa risulti arricchita per eccezionale compenso.
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Se ci si persuader che la vera materia del Furioso  propriamente quella moderna concezione della vita e dell'uomo che in ogni pagina del poema  presente e liberamente celebrata (e non in antitesi con la vecchia, ma in se stessa, disinteressatamente, tanto perentoria  ormai la sua forza autonoma), apparir chiaro che l'Ariosto non  affatto indifferente alla propria materia, ma partecipa ad essa con tutto il suo impegno.
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Anzi,  egli stesso che la suscita, la foggia e la definisce, trasformando cos il poema cavalleresco in romanzo contemporaneo, nel romanzo cio delle passioni e delle aspirazioni degli uomini del suo tempo. E se tutto questo  avvenuto senza visibile spargimento di sangue, ma nella forma pi semplice e naturale, il grande merito  da ricercare in quella condizione di straordinaria saggezza che l'Ariosto aveva saputo attingere attraverso un'attiva esperienza della vita.
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Quella saggezza consisteva in un'apertura serena e cordiale verso il mondo, fondata sulla conoscenza dell'uomo, della sua varia e anche contraddittoria natura, e sull'accettazione della realt in tutti i suoi aspetti. Proprio quest'apertura verso il mondo, che caratterizza l'atteggiamento fondamentale dello spirito ariostesco, induceva il Poeta a rivolgersi con interesse egualmente vivo a ogni  manifestazione umana, a ogni sentimento, senza tuttavia risolversi in nessuno di essi in particolare.
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Questa virt, veramente eccezionale nell'Ariosto, di concedersi sinceramente ogni volta alla verit di un affetto, di una passione, e quindi di riprendersi al momento giusto per rivolgersi ad altro affetto, ad altra passione, spiega la particolare natura della narrativa ariostesca fondata essenzialmente sulla fluidit dinamica dell'azione, e quindi sulla velocit dei trapassi e sui mutamenti improvvisi di situazione.
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A un'arte siffatta sembra ozioso rimproverare l'assenza di personaggi di forte rilievo e di complessa psicologia, cos come di un sentimento dominante.
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Non  difficile infatti rispondere che l'Ariosto non mirava a figure autonome, alla creazione di caratteri veri e propri, n in senso obiettivamente realistico n come riflesso lirico e intimista della propria autobiografia. Egli intendeva piuttosto creare delle figure che, di volta in volta, riflettessero soltanto un aspetto tipico della natura umana e non gi che ne esaurissero l'infinita variet.
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Agiva dunque nei confronti dei personaggi con intenti riduttivi e semplificatori, senza preoccuparsi di una immediata e circostanziata definizione psicologica (del ritratto a tutto tondo, in piena luce), ma curando soprattutto la coerenza dei loro atteggiamenti nell'orditura complessiva dell'opera.
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La vita affettiva, perci, dei personaggi ariosteschi non  mai approfondita, se non per scorci rapidissimi ed essenziali, nella sua interna dialettica. Ci evita che essi si rinchiudano troppo a lungo in se stessi, bloccando il movimento narrativo e concentrando sul proprio caso tutta l'attenzione del lettore.
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Parlerei, al contrario di una intensa vita di relazione, cio di rapporti continui tra ciascun personaggio e gli altri personaggi, s che le figure, anzich fare argine allo svolgimento della vicenda o addirittura evaderne, ne vengono costantemente a rappresentare i protagonisti attivi o le vittime.
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Onde ben si comprende perch nel Furioso nessun personaggio riassume in s compiutamente tutto lo spirito dell'opera, cio tutta la verit ariostesca, ma ne identifichi con precisa e mai esorbitante funzione uno soltanto dei suoi innumerevoli registri.
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Alla variet dei personaggi corrisponde poi un'altrettanto ricca pluralit di motivi, di cui nessuno preminente Neppure l'amore, che tuttavia costituisce il tema pi frequente del poema.
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Prima di tutto perch l'amore nel Furioso si manifesta in modi diversi e talvolta addirittura contrastanti (da quelli puri e patetici a quelli sensuali e voluttuosi, da quelli eroici a quelli semplicemente puntigliosi, da quelli tragici a quelli comici e realistici), s che nessuno saprebbe dire quali dei tanti amori ariosteschi pu essere legittimamente considerato motivo fondamentale dell'opera; in secondo luogo perch accanto all'amore ci sono, nel poema, molti altri sentimenti espressi con altrettanta intensit e sincera adesione da parte del Poeta: i temi dell'amicizia, della fedelt della devozione della gentilezza della cortesia, dello spirito d'avventura.  accanto ai temi per cos dire virtuosi non mancano i temi opposti, non meno schietti dei primi quelli dell'infedelt, dell'inganno, del tradimento, della superbia, della violenza, della crudelt.
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Non basta. Come la vita dei personaggi, anche quella dei sentimenti  nell'opera ariostesca una vita cos strettamente correlata che i vari temi dell'opera s'intrecciano tra loro condizionandosi a vicenda e richiamandosi l'uno con l'altro per affinit o per contrasto.
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L'alternanza perci anche contigua, di motivi tra loro opposti (ad esempio: tragico sublime immediatamente rincalzato dal grottesco), che ha creato tanta perplessit nei lettori del Furioso e ha fatto pensare a una ambiguit sentimentale del Poeta (al punto che taluno non ha potuto concedere seriet d'ispirazione se non all'uno o all'altro di quei motivi), in realt corrispondeva alla disposizione dell'Ariosto di rappresentare con fedelt il particolare nel molteplice, evitando con cura che ogni particolare di cui la natura  doviziosamente dotata risultasse isolato e brillasse di vita propria e indipendente. Onde le smorzature repentine, l'alzarsi e l'abbassarsi tempestivo dei toni.
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A un'arte che spaziava cos largamente e che mirava a una cos complessa rappresentazione della vita, molti pericoli sovrastavano. Primo fra tutti quello di approdare a una meccanica giustapposizione di figure e di temi, a una mera somma di risultati episodici, non a un organismo perfettamente fuso. E invece ogni pericolo di anarchia compositiva appare evitato, e l'opera ariostesca si presenta a noi come un esempio mirabile di unit e di armonia.
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La ragione  che l'Ariosto non si rivolgeva alla variet della natura per il semplice gusto istintivo del romanzesco avventuroso, ma per cogliervi le leggi profonde che la regolano e la governano.
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Cos quella variet, anzich frantumarglisi nelle mani, veniva rivelando, alla sua coscienza d'uomo moderno, quel segreto ordine dell'universo entro cui si conciliano, senza esclusioni di sorta, anche le opposizioni pi irriducibili. Gli era dunque consentito, dopo uno scandaglio cos acuto, di assumere lietamente nella sua opera tutta intera la natura, non considerando alcunch di essa meritevole di esserne escluso.
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L'unit  che deriva da tale atteggiamento, e che il Furioso riflette fedelmente in s,  tutt'altra cosa dall'unit di tipo medievale, immobile e con un centro fisso e prestabilito. , proprio all'opposto, un'unit dinamica resultante dalla serie infinita dei moti della vita universale, compresenti nella loro totalit all'intelletto dello scrittore che li abbraccia e li rappresenta nei loro rapporti sempre diversi e inesauribili.
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Perci il poema  solo apparentemente dominato dal caso (non si parli di destino, che  concetto estraneo all'anima ariostesca); tanto  vero che, mentre l'evento imprevisto sembra essere l'unico motore dell'opera, in realt  la mente dell'Ariosto che ne predispone tutte le implicazioni e ne amministra con mano ferma e sicura tutti gli impulsi e le energie.
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La unit del Furioso  dovuta, dunque, all'opera di sapiente armonizzazione che l'Ariosto ha saputo compiere per ridurre a cordiale e naturale convivenza i molteplici temi, anche contrastanti, di cui il poema  contesto. Un'opera che solo lo scrittore, in quanto uomo dell'arte, pu realizzare interpretando e rappresentando la vita degli uomini della natura (i personaggi univoci della finzione poetica), soggetti agli impulsi esterni e spesso anche vittime di essi.
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Lo scrittore, infatti,  ormai al di fuori della vita intricata degli impulsi. Colui che, per averli conosciuti tutti nella loro essenza e nelle loro contraddizioni, pu controllarli interamente e quindi raffigurarne con lucido coordinamento, cio in unit, l'assidua complicazione. Questa condizione di eccezionale libert conferisce all'Ariosto quella sua rara virt di sereno e obiettivo distacco, quella autentica saggezza che  stata erroneamente giudicata come indifferenza o superficialit sentimentale.
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Che se mancano nel Furioso i personaggi o le situazioni intensamente drammatici, i contrasti violenti, le passioni esacerbate, sembra chiaro ormai che la ragione deve essere ricercata in quella particolare visione della vita, alla cui luce chiara e diffusa l'Ariosto si  maturato.
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Una visione interamente tesa alla soppressione delle differenze e all'accordo dei contrari, la quale non poteva tollerare, se non per sconfitta della sua pi intima essenza la lacerazione di quel tessuto di cui essa stessa aveva pazientemente ordito e serrato le trame.
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Onde si spiega perch nel Furioso le situazioni non siano mai esasperate n troppo a lungo protratte sopra una sola nota, perch manchino i conflitti cruenti, le dissonanze aspre, il gusto insistito dell'orrido e del deforme. Anche i momenti drammatici e i casi strazianti sono sempre mantenuti nell'ordine della compostezza e dell'equilibrio dell'esecuzione accurata, della misura e del decoro espressivo.
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FINE.